Voci dalla Valle

questa pagina ospita le storie di chi è coinvolto in prima persona nella vicenda di una Valle in trasformazione (suo malgrado).

Luca (12.12.12)
sorriso timido, educato, occhi buoni, miti. poche parole, a volte imbarazzate.
con semplicità amavi la tua valle e ti opponevi allo scempio che gli uomini si preparano a fare. nel cuore della montagna, la tua montagna.
Luca, te ne sei andato troppo presto, lasciandoci qui, senza parole, smarriti.
guardando il cielo alla ricerca della stella più luminosa cercheremo di scaldarci al ricordo del tuo sorriso, cercando di vincere il freddo che attanaglia il cuore… e le lacrime.

Simonetta
“Cos’hai fatto alle mani?” E’ la prima cosa che mi chiede il mio cucciolone 17enne questa mattina, al rientro dopo la notte di assedio pacifico al cantiere che non c’è, a Chiomonte. Non capisco il senso della domanda, poi osservo le mani e le unghie sono in effetti piene di terra. Sorrido. “Ho toccato la terra”. E quel pensiero mi emoziona. La terra, sì, quella per cui stiamo lottando, quella da proteggere. Ho toccato la terra, l’ho fatto perché in alcuni tratti la pendenza non permetteva di camminare normalmente, solo a 4 zampe si poteva salire (o scendere).
Ho toccato la terra. Quella che quasi non vediamo più, noi che camminiamo tra strade di cemento, palazzi in vetro e cemento, noi che crediamo che il cibo nasca sullo scaffale di un supermercato. Noi che abbiamo perso, quindi, il senso del valore della terra. Ma io, questa notte, l’ho toccata ancora. Ho camminato per quei sentieri, mi sono aiutata tenendomi ai tronchi dei pini, e anche quando abbiamo spento le luci per non essere facili bersagli di quei fumogeni, non ho avuto paura.
A leggere i quotidiani di oggi, o ad ascoltare e guardare i TG, ci si fa davvero una brutta idea di questo straordinario movimento, che invece io ringrazio anche per avermi aiutato a riscoprire, passo dopo passo, il rispetto ed il valore per questa terra, non la nostra terra, ma quella da difendere per le generazioni che verranno.
Ascoltate le bugie di Numa, poi quelle molto simili delTG3Regime Piemonte ore 14:00 e dimenticate tutto. Perché quella di ieri sera è stata sì una manifestazione determinata, ma sempre non violenta.
A chi ancora avesse dei dubbi non posso che dire: venite in Valsusa ! Anche quando lanciano i lacrimogeni al CS nell’area tende (perché questo fanno i cosiddetti tutori dell’ordine) c’è chi continua a resistere e difendere questa terra. Perché tutti, domani, possano respirare quel fresco profumo di libertà….
Simonetta

Emilia
incontro E. in posta, questa mattina. si siede, è stanca. è visibilmente stanca. siamo in quattro in attesa, in tre seduti vicini. loro si conoscono. uno è un ragazzo figlio di paesani, che, da quanto capisco, è andato a vivere in città per lavorare. si parla del più e del meno. E. si informa dal ragazzo del suo lavoro, della sua vita privata. finchè parla del marito, malato di Alzhaimer. rimaniamo sole sulla panca e continuiamo a parlare. so poco da lei direttamente (in paese si sa quello che gli altri ti dicono, perloppiù). mi dice  che il marito ogni tanto scappa, che si è ferito, che si è ferita anche lei. e so (per averlo studiato) che cosa SIGNIFICA DOVER ACCUDIRE UN FAMIGLIARE MALATO DI QUEL MORBO LI’. parlo con lei, meglio, cerco di lasciarle un po’ di spazio per parlare. si sfoga. dice che finalmente stanotte è riuscita ad addormentarsi e , poichè non aveva la nipotina, ha dormito fino alle 9.00. lo dice come se fosse un peccato mortale. dice che nelle due notti precedenti non era riuscita a dormire perchè i notav facevano casino. dice che son gente maleducata, che posteggiano nella sua area, che hanno tagliato la rete perchè da casa sua si vede bene il ponte sulla dora vicina alla centrale e la gente ha preso la zona intorno a casa sua come uno spazio utile per osservare senza rischiare. dice che i lacrimogeni, ha saputo da suo figlio, non faranno danno alle culture, alle vigne. basta un po’ di pioggia. che non ne può più. che spera che tutto questo finisca presto.
allora, le dico qualcosa che mi sembra sia importante dirle. le dico che è importante che si faccia aiutare con suo marito, che non sopporti tutto da sola. che non si deve sentire in colpa se non riesce ad accudire il marito. è normale. è la malattia, questa maledetta malattia che lascia sempre meno spazio alla lucidità e sempre più al delirio.

poi viene il mio turno, e la lascio lì, sulla panca. pensando che è solo una donna che deve portare un peso più grande di lei. una vita di lavoro e, ora, un marito malato, di un male che debilita e non perdona. neanche le persone che stanno a fianco.
e fanculo se pensa che la tav sia un’opera da fare, il mio cuore piange per lei