le accompagnatrici nuove dell’imperatore (liberamente tratto da una fiaba di H. C. Andersen)

Pochi anni fa viveva (e forse vive ancora)  un imperatore che amava tanto avere sempre bellissime accompagnatrici nuove da guardare, ammirare, maneggiare e con cui giocare, ballare, festeggiare. Non si curava dei suoi soldati né dei suoi sudditi, né di governare né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per sfoggiare le sue accompagnatrici. Possedeva una accompagnatrice per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: «E’ a fare il bunga bunga!».

Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e una volta arrivarono due impostori che si fecero passare per talent scout e sostennero di saper scegliere le accompagnatrici più belle che mai si potesse immaginare. Non solo le forme e i colori delle ragazze erano straordinariamente belle, ma tutti gli atti e le trasgressioni che si facevano nelle feste con quella accompagnatrici avevano lo strano potere di diventare invisibili alle persone che non erano all’altezza della loro carica e a quelle molto stupidi.

“Sono proprio delle belle accompagnatrici!” pensò l’imperatore. “Con queste potrei scoprire chi nel mio regno non è all’altezza dell’incarico che ha, e riconoscere gli stupidi dagli intelligenti. Sì,  queste accompagnatrici devono essere immediatamente scelte per me!” e diede ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare.

Questi scelsero alcune ragazze e iniziarono ad organizzare feste.

“Mi piacerebbe sapere come proseguono i lavori per le feste” pensò l’imperatore, ma in verità si sentiva un po’ agitato al pensiero che gli stupidi o chi non era adatto al suo incarico potesse vedere (e soprattutto raccontare) cose strane. Naturalmente non temeva per se stesso; tuttavia preferì mandare prima molti altri a vedere come le cose proseguivano e tutti dicevano che erano accompagnatrici bellissime, maggiorenni e illibate.

Tutti in città sapevano che straordinario potere avessero quelle accompagnatrici e tutti erano ansiosi di scoprire quanto stupido o incompetente fosse il loro vicino.

Molti dignitari di corte furono invitati alle feste ma nessuno vide nient’altro che belle ragazze maggiorenni che bevevano allegramente tè e succhi di frutta e cantavano ballando quel mazzolin di fiori, osteria numero 20, e altri canti innocenti, e lodavano la bellezza di quelle feste e la potenza dell’imperatore.

Tutti in città – e nel mondo – parlavano di quelle magnifiche accompagnatrici e delle feste che si organizzavano a palazzo.

Qualche oppositore politico maligno, iniziò a sussurrare che le accompagnatrici erano minorenni e che le feste non erano innocenti, che si facevano giochi proibiti, giravano sostanze (alcoliche e non), che le ragazze erano prostitute che venivano regolarmente pagate. I giudici iniziarono ad indagare.

Tutti coloro che erano stati alle feste (e anche molti altri cortigiani che non volevano passare per stupidi) giurano e spergiurarono che le feste erano solo un modo per divertirsi e scaricare la tensione e che i soldi dati alle ragazze erano aiuti per risolvere i loro problemi personali. Tanti inveirono contro l’opposizione maligna e denunciarono a gran voce un complotto ai danni dell’imperatore.

L’imperatore in persona intervenne nel dibattito e sostenne indignato di non avere mai pagato per andare con delle ragazze e, seppur timidamente e quasi vergognandosi, dichiarò la sua debolezza di non saper resistere alla tentazione di aiutare chi era nel bisogno, come quelle povere accompagnatrici che, talvolta e sempre ingiustamente, finivano nei guai. Per aiutarle, anzi, spesso interveniva di persona e telefonava alle guardie inconsapevoli e insensibili ai problemi dell’umanità.

Nel frattempo, i giornali e le televisioni ne parlavano a gran voce e molti cortigiani furono invitati a testimoniare ma nessuno voleva far capire che vedeva della prostitute che partecipavano a delle orge, perché altrimenti avrebbe dimostrato di essere stupido o di non essere all’altezza del proprio incarico.

Nessuna delle molte attività dell’imperatore aveva mai avuto una tale successo. Molti del popolo lo amavano e avrebbero desiderato fare tutto quello che faceva lui (ed avere tutti i suoi soldi). la sua popolarità crebbe a dismisura e l’imperatore si inorgogliva e minacciava le fiamme dell’inferno per tutti quelli che non stavano dalla sua parte.

Un brutto (o bello?) giorno, l’imperatore, circondato dai suoi dignitari, cortigiani, lacchè e consiglieri personali (e regionali) incontrò alcuni scolari in gita nella capitale (a lui piacevano tanto i bambini) e all’improvviso dal gruppo uscì una vocetta

«Ma quella è una puttana!» disse un bambino. «Signore sentite la voce dell’innocenza!» replicò il maestro, e ognuno sussurrava all’altro quel che il bambino aveva detto. L’imperatore sempre sorridendo, maledì a denti stretto il bambino e continuò a salutare con la mano e a raccontare aneddoti e barzellette (era un imperatore davvero simpatico e divertente).

«L’accompagnatrice è una prostituta! C’è un bambino che dice che è una prostituta!»

«E’ proprio una prostituta!» gridava alla fine tutta la gente. E l’imperatore, rabbrividì perché sapeva che avevano ragione, ma pensò: “Ormai devo mentire fino alla fine”. E così si raddrizzò ancora più fiero e i ciambellani lo seguirono sorridendo sottobraccio all’accompagnatrice puttana.

FINE

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Una risposta a le accompagnatrici nuove dell’imperatore (liberamente tratto da una fiaba di H. C. Andersen)

  1. annunci escort ha detto:

    Ohibò… non riesco proprio a ricordare dove l’abbia già sentita, questa storiella… ^__-

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