Quando il futuro condanna a morte (e l’informazione non ne parla)

Entro il 31 maggio devono iniziare i lavori del cantiere della Maddalena a Chiomonte per far fede agli impegni presi con la Comunità Europea. Puntuali iniziano i lavori, puntuale continua la protesta (che, in realtà non si è mai fermata) e, un po’ a sorpresa, finisce sulle prime pagine dei giornali (online e non) e nel palinsesto dei radio-telegiornali.

Scorro le notizie sul web e come sempre mi stupisco di come vengono descritti (o stravolti) gli avvenimenti e ogni volta mi chiedo: ma perché chi abita in valle deve sempre essere descritto o come un montagnino retrogrado o come un filocomunista anarchico simpatizzante dei centri sociali?

Certo, fra chi difende il diritto di continuare a vivere in una valle già devastata ma ancora ambientalmente accettabile, fra chi esprime la propria contrarietà a un’opera costosa che molti studi hanno giudicato economicamente non sostenibile, fra chi preferirebbe vedere investite quelle stesse cifre in opere che valorizzino il territorio, rilancino il lavoro e il turismo in valle, fra chi lotta per un modello di sviluppo economico e sociale più sostenibile e a misura di uomo, c’è anche chi arriva dai centri sociali e concepisce la protesta come forma di lotta (anche violenta) al potere. Ma questi ultimi sono una piccola minoranza e sono per lo più velocemnte emarginati.

Eppure, le notizie sono catastrofiche e sottolineano sempre la violenza delle azioni e la presenza di giovani facinorosi e anarchico insurrezionalisti. Certo, lo so, parlare di questi pochi, ridurre la protesta No Tav a episodi di violenza contro i poveri e onesti cittadini dell’ordine e operai impegnati nel loro onesto lavoro buca di più lo schermo, fa aumentare lettori e ascolti.

A me, però, che vivo in quella valle e conosco chi protesta, tutto ciò lascia sempre l’amaro in bocca e mi viene il dubbio che l’informazione sia a senso unico semplicemente perché forse, se si va a fondo, si scopre che la realtà è ben più complessa e chi protesta non è poi così retrogrado né anarchico né contrario al progresso e allo sviluppo. Perché se si va a fondo, magari si scopre che c’è qualcuno che nel futuro vede una condanna a morte, come i miei amici Paola, Luca e Francesco.

Perché se si va a fondo e si prova a vedere la situazione da una prospettiva diversa, forse si cambia idea, e si perdono i contributi della CE.

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Una risposta a Quando il futuro condanna a morte (e l’informazione non ne parla)

  1. Mr. Tambourine ha detto:

    Bene, meno male che qualcuno ne parla.

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