di gente di montagna, di paura e altre cronache di ordinaria militarizzazione

inverno: al borgo ce lo aspettiamo da tempo, è nell’aria, viene sussurrato a mezza voce, tutti sperano di no ma sono convinti che la militarizzazione ci sarà. non si sa quando, non si sa come, ma di certo che ci sarà. e con la certezza iniziano a girare i miti, i racconti, i timori. l’inverno passa veloce, fra amicizie vere, problemi con i tagli alle scuole di montagna, pettegolezzi e malignità varie.

maggio: viene costruito il presidio del movimento notav. i terreni regolarmente affittati, la strada privata (alcuni pezzi della quale dello stesso movimento) presidiata. i malumori dei proprietari (non tutti) che devono accedere alle loro vigne passando da quella strada aumenta.

30 maggio: la scadenza per l’inizio dei lavori per lo scavo del tunnel della maddalena viene posticipata di un mese. sospiro di sollievo. passano i giorni, piove, fa freddo, a parte un certo via vai di persone sconosciute, il borgo vive in stato di torpore. la vita continua sonnolenta come sempre, continuano i soliti scambi tra passanti sul tempo, sull’attività nell’orto, su chi è morto e altre amenità più o meno divertenti. qualcuno porta notizie dal presidio, sussurrando e guardandosi intorno. intanto aumentano le presenze in paese di estranei che non sembrano né turisti né attivisti nel movimento. saranno giornalisti?

fine giugno: la scadenza si avvicina. al presidio, oltre alle attività sociali (dibattiti, assemblee, concerti, …) fervono i preparativi per accogliere le forze dell’ordine. anche in paese la tensione cresce. le facce cambiano, si fanno più cupe. i soliti saluti sono accompagnati da sorrisi tristi, rassegnati, smarriti. nelle strade, però, difficilmente si parla di ciò che sta accadendo. mano a mano che si avvicina la scadenza, le informazioni relative alla preparazione dello sgombero delle forze dell’ordine aumentano. aumenta la paura che possa succedere qualcosa di grave.

26 giugno: centinaia di persone arrivano in paese per una fiaccolata che partendo dal piazzale sotto la stazione si snoderà lungo il paese e la strada che arriva alle vigne. partecipo per la prima volta a un evento organizzato dal movimento. mi guardo intorno incuriosita, l’atmosfera è serena. la gente chiacchiera, sorride, si saluta, commenta, esorcizza la tensione con l’ironia, ci si racconta aneddoti e storie di vita. moltissimi gli anziani (con loro si parla in dialetto), alcuni bambini, una marea di gente comune, per bene, pacifica. riconosco molti pendolari. i presidianti sono rimasti al presidio. molti chiomontini (tra cui le solite beghine) sono ai bordi della strada a guardare un po’ sorpresi (alcuni anche infastiditi), quella invasione di stranieri che riempie le strade del borgo di risa, chiacchiere e urla qualche slogan (ma sono pochi). continuo a guardarmi intorno: so che quando ci sono delle manifestazioni ci sono anche poliziotti o carabinieri: non vedo nessuno, solo 1 carabiniere della stazione di chiomonte. mi spiegano che nel corteo ci sono molti agenti in borghese.

chi arriva fino alla maddalena trova un largo spiazzo pieno di gente che va e viene. c’è chi dà indicazioni e dirotta i partecipanti in un grande prato dove vengono fatti i concerti. sul palco si susseguono gli interventi di diversi esponenti del movimento, simpatizzanti, esponenti di altre organizzazioni che appoggiano la protesta, sociologi, ingegneri e altri accademici. martellanti gli inviti a fermarsi nel presidio e alla resistenza pacifica.

torno a casa, un po’ a malincuore. una parte di me vorrebbe fermarsi a fianco di tutte quelle persone, a continuare a raccontarsi, a confrontarsi, a rassicurarsi, scaldarsi il cuore a vicenda. torno a casa, dove i miei due eredi dormono pacifici. faccio fatica ad addormentarmi e quando ci riesco è un sonno agitato e intermittente. alle 5,30 mi sveglio con il rumore degli elicotteri: ecco lo sgombero è iniziato. vengo presa da un’ansia incontrollata. faccio fatica a portare a termine ogni più semplice azione. mi telefona la mia amica: sembra che le strade siano bloccate: contestualmente all’inizio dell’operazione di sgombero da parte delle forze dell’ordine è partita anche la mobilitazione dei diversi gruppi di supporto fuori dal presidio. l’incertezza è massima: posto che riusciamo a scendere dal borgo, riusciremo poi a tornare?io e il mio compagno decidiamo di portare gli eredi al centro estivo a susa: ci sembra, comunque, più sicuro. io porterò l’auto dal meccanico e poi a lavorare in città, come sempre. i treni sono regolari, le statali sono libere. arrivo in ufficio e inizio a seguire le vicende attraverso la rete. parlo al telefono con chi è rimasto su: le notizie si rincorrono frenetiche, confuse, contraddittorie. non riesco a lavorare tanto è l’ansia che mi prende: ho davvero paura che ci possano essere non solo feriti gravi ma anche morti.

il resto della cronaca è su twitter, nella rete, alla tv, sui giornali. confusione, bugie, insulti, mobilitazioni. il buono è che finalmente sembra che dopo anni qualcosa si stia muovendo e l’argomento abbia bucato il muro di silenzio al quale era stato relegato dall’informazione ufficiale.

il cattivo è che il borgo ha cominciato il suo periodo più buio (e proprio nel periodo dell’anno in cui vivere al borgo diventa massimamente piacevole, ahimè).

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