dove sono finiti i sorrisi? e i bambini?

ecco, ora io non sono una attivista di movimenti di pace, non ho mai avuto esperienza né mai ho approfondito cosa significa vivere in zone militarizzate (anche se attraverso internazionale, qualcosina ho letto, ma poco lo confesso). mi immaginavo che vivere in un posto militarizzato significasse vedere le strade conosciute improvvisamente riempirsi di forze dell’ordine in divisa e sentirsi, in definitiva, più sicuri.
ecco, no. mi sono sbagliata. e di grosso.
nel borgo le divise non si vedono. occorre andare davanti alla caserma dei carabinieri, vicino alla stazione per trovare 2 o 3 camionette e un gruppetto di carabinieri di nero vestiti che, apparentemente rilassati, discorrono come un gruppetto di amici qualunque.
oppure uscire dal paese e scendere verso il fiume. allora lì, prima di attraversare il ponte vicino alla centrale idroelettreca, si viene fermati da poliziotti che non fanno passare e quando autorizzano ti chiedono i documenti. ora, in un borgo medioevale in cui tutti si conoscono, non giri con i documenti (per dire neanche quando vai a votare che ti segnano come conoscenza personale nella casellina “documento di riconoscimento”), tanto meno se vai verso la tua vigna. voi capirete il giramento di balle (ma è una minoranza e in genere pure protav e quindi, chissene).
in paese, nelle strade senza marciapiedi, lastricate di porfido, no, non si vedono divise.
in compenso non si vedono neppure i bambini che in questo periodo dell’anno escono a giocare in strada come cavvallete e sfrecciano per le strade strette (sempre senza marciapiedi) passando vicine ai passanti che, talvolta, li riprendono chiamandoli per nome (ma sempre bonariamente). e non si vedono neppure i soliti villeggianti che, un po’ danno fastidio, ma un po’ sono accolti con sollievo: finalmente un po’ di gente nuova nel borgo. e non si vedono neppure i sorrisi fra le persone, non si sentono i discorsi sul tempo, sull’orto, sul taldeitali che ha la demenza senile e scappa di casa, sulla moglie che è dimagrita, sulla 40enne avvenente che cornifica il marito. solo saluti frettolosi, un po’ a testa bassa, sussurri che terminano con sospiri e uno “speriamo”.
in compenso si vedono auto sfrecciare per le stradine (che continuano ad essere senza marciapiedi) strette del borgo che manco a indianapolis e che, signora mia, io i bambini non li lascio più andare in bicicletta ma anche a camminare ora si ha paura di essere investiti e ci si ferma il più possibile rasente al muro. e poi le auto che vanno in contromano non rispettando i segnali o che si incastrano nello stretto passaggio sotto casa mia (che da lì solo fiat 500 o panda o trattori o api).
e si vede pure gente protav che s’incazza con i notav perchè ecco cosa avete portato, io vi manganellerei tutti.
e si vede pure gente notav che insulta gente protav accusandola di opportunismo, connivenza con il potere, e cose così, oppure aggredisce chi non riesce ad esprimere un’opinione netta, esprimendo dubbi su tutto ciò, urlando che tu non capisci un cazzo. sì, gli insulti volano, il malumore aumenta. il silenzio pure.
e pure la sensazione che quelli stranieri che non classifichi come notav e neanche come turisti, che si fermano nei bar, vestiti in modi improbabili sia per un indigeno sia per un turista, quelle macchine che sfrecciano e talvolta ti superano quando sei sola e poi si fermano e tornano indietro in retromarcia e poi vanno via se ti raggiunge qualcuno, quelle moto che stanno dietro alla tua auto sulla statale e non ti superano, forse non sono giornalisti. e la paura si trasforma in panico. e silenzio. quello che riempie il borgo, quando non ci sono fiaccolate

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2 risposte a dove sono finiti i sorrisi? e i bambini?

  1. Pingback: CoRobi » La valle che resiste

  2. ciattanuga jackson ha detto:

    …per le macchine che sfrecciano veloce provate a lasciare grossi pezzi di mattoni o grosse pietre sulla strada proprio dietro una curva, magari una strettoia; i gipponi forse non si fermeranno, ma le macchine di quelli “inclassificabili” stai certa che le sentono !! Quanto a voi basta sapere dove sono.
    Una domanda però mi sorge spontanea. Ma c’è un comitato no TAV ? Quanta gente conta ? Esiste una maggioranza che la TAV non la vuole o no ? Dal Blog mica si capisce; sembra che i no TAv siano una delle tante facce variegate che popolano la valle: nemmeno la più numerosa. Magari implementata da “stranieri”…e allora la battaglia non è solo persa in partenza…non è neppure cominciata !

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