Non tutti i buchi vengono per nuocere

chiomonte è famosa per alcune cose. una è il sito archeologico del neolitico, che è stato trasferito nonsodove e dubito tornerà qui 😦 un’altra è il gran pertus di colombano romean. colombano,  scalpellino intraprendente e abile, centro di leggende e canzoni, ha ispirato anche un romanzo di Alessandro Perissotto.
di seguito ecco una sintesi della storia dello scavo:
(da http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=605)

[il gran pertus]
È una galleria lunga circa 400 m, posta a circa 2000 m di quota, sotto la Cima dei Quattro Denti di Chiomonte, che serve tuttora a portare l’acqua del Rio Thullie – sul versante a nord – a Cels e Ramats – sul versante a sud – per l’irrigazione.
I terreni dell’indiritto erano sterili, perciò nel 1504 gli abitanti di Cels e Ramats costituirono un consorzio per la derivazione dell’acqua dal versante opposto. Ma passarono più di venti anni prima di trovare una persona disposta a scavare il tunnel; il 14 ottobre 1526 i lavori di scavo vennero affidati a Colombano Romean, uno scalpellino originario d Chiomonte e abitante in Francia.
Venne stabilito che i consorzisti dovevano fornirgli per ogni mese di lavoro due semine di segale, una certa quantità di vino, oltre agli attrezzi per lo scavo, punteruoli e scalpelli, un mantice e una certa quantità di carbone. Dovettero inoltre costruirgli presso l’imbocco della galleria una capanna con un letto e fornirgli le lanterne per l’illuminazione.
Il prezzo del lavoro venne fissato in 5 fiorini e 12 soldi per ogni tesa (= 1,786 metri) scavata nella roccia. Una delle difficoltà tecniche che dovette affrontare fu quella dell’aerazione dello scavo, l’aria probabilmente veniva immessa a forza, con dei tubi di tela – come quelli usati per l’aerazione delle stive delle navi – collegati a un mantice.
Colombano Romean impiegò circa 7 anni, proseguendo in media di 20 cm al giorno, ultimando il lavoro nel 1533, e al termine della sua fatica ricevette una somma di 1600 fiorini, pari a 320 scudi….anche se la leggenda vuole che a opera ultimata sia stato avvelenato per evitare di pagarlo!

NB: pubblico questa storia per dire al mondo che non è che io sia contro i buchi nella montagana a prescindere. sono contro i buchi nella montagna solo se questi sono inutili (e nessuno riesce a dimostrarmi che, invece, servono davvero)

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Una risposta a Non tutti i buchi vengono per nuocere

  1. lasacco ha detto:

    naturalmente, non è stato trasferito il sito ma solo i reperti che erano nel museo archeologico usato come base per i contingenti delle forze dell’ordine di stanza alla maddalena. del sito archeologico, mi dicono che la necropoli sia stata distrutta dai mezzi che sono stati parcheggiati lì. delle abitazioni, non so. forse servono come basi per nascondino, nel tempo libero o per riempire l’attesa, quando i black block non attaccano 😉

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