fatti, fattacci, fattoidi

eccomi qui, ad iniziare un’altra settimana dopo una domenica passata al borgo a seguire le notizie che provenivano dalla centrale, nelle orecchie il rumore assordante degli elicotteri e l’angoscia nel cuore.
tristezza, preoccupazione, rabbia, impotenza. ecco: impotenza. non riesco a trovare le parole, non ho più parole. l’impotenza mi schiaccia e io non riesco a reagire.
discuto in treno con un mio amico, padre di amici dei miei eredi. ottima persona, retto e onesto, generoso, gran lavoratore.
mi dice che quello che sta succedendo non è ammissibile, non è ammissibile che pochi facinorosi, anarchico insurrezionalisti possano attaccare chi difende un territorio. in uno stato di diritto questo non è ammissibile. se lo stato ha deciso di fare un’opera, la democrazia impone che ciò si faccia. il dibattito deve avvenire in modo democratico negli organismi democratici.
io ribatto dicendo che alcuni violenti ci sono, che, però, la gente che è lì non è gente violenta. è gente arrabbiata, è gente che rivendica il diritto a protestare ad esprimere il proprio no a una decisione presa nel segreto delle stanze del potere economico con il beneplacet dei faccendieri politici che nel gestire la cosa pubblica semplificano e non vanno a fondo dei problemi, che non indagano le problematiche, che non vanno di persona sul territorio per capire. chiedo come si è arrivati a questo. a chi serve questa situazione.
poi, mi mancano le parole.

leggo commenti, insulti, proclami, condanne e non vedo persone (o ne vedo poche) che cercano davvero di capire, che voglio davvero capire cosa sta succedendo.
e in testa a questa schiera di semplificatori e giudici alla buona, ecco i giornalisti, di ogni razza e credo politico. pochi sono davvero quelli che vengono a vedere (in questo sono uguali alla maggiorparte dei politici, che non si muovono, limitandosi a sparare sentenze attraverso i loro computer).
credo che il bicchiere possa essere visto mezzo pieno, oppure possa essere visto mezzo vuoto. il fatto è che nel bicchiere c’è del liquido e la lettura (meglio, l’interpretazione) della realtà è quella che deriva dalla propria cultura, dai propri valori, dalla propria prospettiva. ma se dici che nel bicchiere non c’è nulla, allora stai mistificando la realtà e quello che racconti è un fattoide.
«un factoid (italianizzato diventa fattoide) è una realtà dubbia o falsamente-verificata, errata, o una dichiarazione fabbricata, formata e affermata come un fatto, ma senza alcuna veridicità.»
leggo notizie liberamente inventate a partire da un piccolo frammento di quello che veramente sta succedendo, leggo racconti di sassaiole e rappresentanti delle forze dell’ordine attaccati e di rappresentanti dell’ordine pubblico feriti, di disordini voluti da pochi violenti, di attacchi organizzati in forma militare, e non leggo delle centinaia di persone normali che son lì per difendere il diritto di protestare, di manifestare il proprio dissenso. e non leggo dell’arroganza di chi lancia lacrimogeni non per paura di essere attaccato ma per colpire (direi per punire) chi è lì per protestare e li lancia ad altezza uomo. non leggo di idranti usati sulle tende del campeggio allestito in un’area di proprietà privata e regolarmente affittato e sugli strumenti musicali di chi è lì per suonare. non leggo la storia di chi non può coltivare la propria vigna e che vede i suoi progetti ed investimenti di anni andare in fumo (e non parlo dei molti vignaioli che coltivano per il proprio piacere e consumo famigliare ma di chi ci ha investito, in quelle vigne, il proprio futuro). leggo commenti e insulti, sento intolleranza, anche da chi è solitamente disposto a discutere, verso una situazione che viene vista come fastidiosa.
e si preferisce scacciare il pensiero dalla testa e le immagini dagli occhi come se fossero mosche noiose in una giornata di bassa pressione, nei prati in montagna.
è a questo punto che i fattacci, tristi e inquietanti, possono essere raccontati come fattoidi e nessuno se ne accorge che con i fatti non c’entrano per nulla.
e, allora, partono gli insulti e si chiudono i discorsi.
e un altro pezzetto di democrazia viene immolato sull’altare della maggioranza e dello stato di diritto

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