area archeologica La Maddalena: ecco chi ha pagato, ma chi pagherà i danni?

il comune di Chiomonte ha vissuto, tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso un periodo di grande sviluppo e notorietà. quale torinese non ha imparato a sciare al Frais? e quale alpino non ha fatto almeno un campo a Chiomonte? con il benessere economico e lo spostamento del trasporto passeggeri dal ferro alla strada (il vecchio parroco diceva sempre che ormai tutte le stalle erano state trasformate in garages) Chiomonte perse un po’ della sua notorietà: rimaneva sempre un tranquillo borgo ideale per le vacanze (soprattutto estive) per anziani e bambini ma i turisti iniziarono a scarseggiare. si decise, allora, di valorizzare al meglio il grande patrimonio archeologico e si lavorò per un grande progetto di rilancio del museo e del sito del neolitico. si decise, anche, di recuperare le vigne più alte del Piemonte e di valorizzare la tradizione vitivinicola centenaria e il vitigno autoctono Avanà.
i progetti ottennero l’approvazione dello stato e dell’europa:
Progetto Vigna – Lire 2.687.000.000 dal Ministero dell’Ambiente il 30/12/1989 per la volorizzazione di area di particolare pregio naturalistico
Cantina La Maddalena – Finanziamento di Lire 380.000.000 per la ristrutturazione della cantina sociale
Parco Archeologico La Maddalena per sviluppo turistico dell’area
– dalla Regione Lire 254.240.000
– dalla SITAF Lire 204.000.000 (Mario Virano, allora, era Amministratore Delegato)
Recupero cantina La Maddalena e valorizzazione sito archeologico
– progetto europeo contributo di Lire 571.404.000
– la SITAF ha concesso un contributo di Lire 25.800.000 per tre anni sulla base di una convenzione tra Comunità Montana, Comune di Chiomonte e SITAF
ARCUS stanziati € 800.000,00 per la costruzione di un parco archeologico tematico. per l’erogazione si è in attesa della redazione del progetto esecutivo.

TOTALE Lire 4.176.744.000 + € 800.000,00

con un’ordinanza del 22 giugno, il prefetto di Torino  ha disposto l’utilizzo del sito della Maddalena come area a disposizione delle forze dell’ordine per motivi di ordine pubblico. l’ordinanza dispone anche l’interdizione all’accesso della strada dell’Avanà e della via Roma a partire dal 27 giugno fino al 31 luglio. per qualche mistero montanaro, tale ordinanza non era pubblica e io ho l’ho letta per la prima volta ieri – 27 luglio – su una transenna che bloccava l’accesso a via Roma a partire dalla piazza Romean (e oggi già sparita).
i fatti di devastazione del sito, sono note (e, se si vanno a vedere filmati prima e dopo il lo sgombero del presidio, si sa a chi attribuirne la responsabilità) e tutta l’area è zona militare off limits.
La Comunità Montana Alta valle di Susa il 23 maggio 2001 aveva assunto l’impegno a mantenere la destinazione d’uso dell’area per almeno 10 anni.

questi sono i fatti documentati. ognuno ne trarrà le conclusioni che crede.
io ho solo una domanda: chi risarcirà i titolari delle aziende agricole dei danni che hanno subito (e che dalle loro aziende traggono il loro reddito)?

ordinanza del prefetto

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