dell’impotenza di un viaggiatore pendolare (e un po’ della sua psicologia)

[io] ciao, hai già firmato per protestare contro il nuovo orario dei treni?
[lei, donna, giovane] sì, ma tanto non serve a niente. faranno come sempre come cazzo vogliono loro
[io] e ma almeno facciamo qualcosa, facciamo sentire che ci siamo
[lei] eh,…sì, sì…
[io] bè, ciao, buona giornata
[lei] buona giornata anche a te

questo breve dialogo si è svolto qualche mattina fa, alle 7,15 alla stazione del borgo.
ora, per capire lo stato d’animo dei pendolari che viaggiano sui treni della linea torino bardonecchia (nel tratto dell’alta valle, fino a bussoleno, per intenderci) in questi giorni, occorre tracciare un loro breve profilo psicologico.

pendolari studenti: per loro prendere il treno è una cosa scontata collegata alla scuola che hanno scelto. si son trovati a vivere in montagna. ci vivono da sempre. viaggiare per andare a scuola fa parte della loro vita. lo accettano. perderanno qualche ora. pazienza, sono rassegnati. se studiano all’università, e le famiglie se lo possono permettere, si trasferiscono a vivere in città.

pendolari lavoratori: ci sono quelli che qui sono nati. sono pochi, sono pratici come tutti i montanari. sono rassegnati, come gli studenti sopra.
ci sono, poi, i pendolari che si sono trovati a vivere qui. spesso per scelte d’amore. molti hanno rimpianti ma l’amore è più forte. sono quelli spesso scontenti, che non vedono molte alternative. sono rassegnati ma già un po’ incazzati.
moltissimi, infine, sono i pendolari che hanno scelto di vivere qui, che si sono trasferiti dalla città per ritrovare una ambiente più a misura d’uomo. sono quelli che qui ci vivono bene, che lottano ogni giorno per continuare a vivere in montagna, nonostante tutto il resto delle loro famiglie/amici/colleghi che ripetono incessantemente il ritornello ma chi te lo fa fare, nonostante la mancanza di servizi e di reti sociali che rendono la gestione famigliare un intrigo da solutori più che esperti.

a prescindere dalle categorie, però, la vita di tutti i pendolari è una vita al minuto: da quando si alzano a quando vanno a dormire, tutto è programmato al secondo, pianificato nei dettagli. soprattutto, poi, se i pendolari hanno figli piccoli che vanno a scuola. costruiscono routine perfette che vanno in tilt se cambia anche solo un elemento dell’ingranaggio che hanno faticosamente costruito.
è per questo che si incazzano: il cambiamento dell’orario dei treni impatta così pesantemente sulle loro vite che gradirebbero, almeno, venire consultati. non sapere le informazioni sottobanco, come pettegolezzi, ma essere informati, coinvolti nella riorganizzazione.
scoprire di non essere minimamente considerati, sapere che si pensa di potenziare il trasporto ferroviario nella valle senza tenere in considerazione le esigenze di chi viaggia per andare a lavorare e raggiungere la scuola, significa proporre una soluzione miope. significa, ancora una volta, pianificare senza tenere conto della conciliazione dei tempi e, in definitiva, non volere davvero lo sviluppo della valle.
perché la valle vive e si sviluppa nel momento in cui è abitata, è vissuta e c’è gente che qui si trasferisce a vivere lasciando le città e che questo territorio lo ama, lo difende, lo cura, investe i propri soldi per renderlo più bello e ricco e attraente.
allora, se davvero si vuole sostenere ed incentivare lo sviluppo della valle occorre partire dal potenziamento delle infrastrutture e di tutti quei servizi che permettono di abitare un territorio. e fra tutti questi, il primo è il trasporto verso e dalla città di chi scende a lavorare.
tutto ciò, che a me sembra essere semplicemente buon senso, sembra invece essere del tutto estraneo ai pianificatori strategico-logistici e ai decisori politici, che, interpellati rispondono –  se e quando – lo fanno con disprezzo e sufficienza.
e in me la rabbia cresce insieme all’impotenza, in modo esponenziale, così tanto che mi blocca il respiro.
e poi lo so, che anche questa volta mi rassegnerò e mi abituerò, e ricostruirò routine, adeguandondomi. impotente.
con la consapevolezza che si è aperta un’altra crepa profonda nella mia ormai sempre meno incrollabile volontà di abitare in questa valle.

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6 risposte a dell’impotenza di un viaggiatore pendolare (e un po’ della sua psicologia)

  1. Lara ha detto:

    Bellissimo articolo e da pendolare io stessa lo sottoscrivo in pieno. Come voi dell’Alta Valle, anche noi della Bassa subiremo dei disagi assurdi a causa di questo nuovo orario dei treni, ma in cuor mio spero che si possa ancora fare qualcosa per evitare che le nostre vite siano stravolte senza un buon motivo.
    Devo ammettere che capisco perfettamente la psicologia del pendolare che si arrende all'”inevitabile”, bofonchia un po’ e poi si adegua perché tanto “non può farci niente”. Per tanto tempo ho seguito questa mentalità, ma oggi ho capito che pur non essendo degli Ercole, possiamo ancora far sentire la nostra voce ed è questa possibilità a non renderci spettatori passivi delle altrui decisioni. L’esito è imprevedibile, certo, ma io credo che l’accettare di sentirsi impotenti a priori, senza provare a dare il proprio contributo, anche piccolo, significhi svendere la propria dignità di fronte a chi, per arroganza e ignoranza, vuole disporre delle nostre vite.
    Questa sera da noi si terrà un’assemblea proprio per far sentire la nostra voce, parteciperò e fino all’ultimo non perderò la speranza che i diritti dei pendolari di non essere classificati in cittadini di serie A e di serie B siano non solo promossi, ma soprattutto rispettati.

    Al di là di tutto, sono contenta che questa situazione mi abbia permesso di conoscere il tuo blog che d’ora in poi seguirò sicuramente con interesse.
    Buon lavoro!
    Lara

  2. lasacco ha detto:

    grazie Lara, ho saputo che la Regione ha concertato l’orario con i diversi comitati pendolari tranne che con quelli della valle susa. credo che in tutto ciò le note vicende della torino lione abbiano pesato al 100%. vedo difficile modificare una situazione che è già stata decisa senza interpellare alcuno e, francamente, sono un po’ demotivata. sarà la stanchezza del pendolare, sarà che questi interlocutori politici sono sempre peggio,. poi però mi passa, neh. (a proposito, io viaggio sempre nelle carrozze finali del treno. sono la pazza che ha sempre il mac acceso sulle ginocchia. anche se, con la separazione dei treni alta e bassa valle, non so se capiterà più che possiamo incontrarci)

  3. Lara ha detto:

    Rabbia, frustrazione (e ahimè sì, anche demotivazione) sono i sentimenti che mi hanno accompagnata in questa prima settimana “cadenzata” dal nuovo orario dei treni, quindi capisco benissimo la stanchezza del pendolare di cui parli. La stessa che ho percepito nelle parole di tutti quelli con cui ho parlato e che hanno invariabilmente concluso il discorso facendo spallucce perché tanto “noi siamo quello che siamo, i soliti pendolari bistrattati”… da chiunque abbia un po’ troppo potere e troppo poco sale in zucca. Eppure, sarà che faccio la pendolare da “soli” 10 anni, sarà che sono testarda, sarà che continuo a pensare ai treni come a un servizio per i cittadini (e non viceversa), ma non riesco ad accettare che il discorso si sia già concluso, soprattutto dato che non si tratta di un esperimento provvisorio.

    Purtroppo, e lo dico senza polemica, è anche il pendolare stanco che fa il servizio, che accetta quello che altri scelgono per lui senza fiatare, facendo spallucce, appunto.
    Concordo con te sull’ipotesi che, in ogni caso, si sia voluto consapevolmente punirci per la questione della tav anche se la Regione continua a ripetere che la sua non è stata una scelta politica, ma strategica. Una strategia così acutamente studiata da aver diviso alta e media valle senza possibilità d’appello. D’ora in poi se vorrò raggiungere uno qualsiasi dei paesi dell’alta valle dovrò prendere uno degli efficientissimi regionali Vivalto, scendere a Bussoleno, attendere il “direttino” per 20 minuti e… a quel punto chissà che non finiremo per conoscerci! 😉
    Nel frattempo io stringo i denti e aspetto la prossima mossa dei nostri comuni (nella speranza che ce ne sia davvero una come paventato nell’assemblea tenuta il 7 dicembre tra pendolari, Comuni e Regione).
    Un caro saluto e buone feste 🙂

    • lasacco ha detto:

      la prima settimana di sperimentazione mi lascia profondamente incazzata. scusa il francesismo, ma non trovo altre parole più efficaci. a parte lunedì, martedì il treno che prendo io (il 10003) aveva 3 carrozze: quella a metà era senza riscaldamento, l’ultima, oltre ad avere 2 porte rotte, non frenava. così il treno doveva andare a velocità super ridotta. risultato: 25 minuti di ritardo, perdita di una coincidenza a porta nuova e annullamento di un appuntamento a carmagnola (nella mia beata ingenuità pensavo che 20minuti di margine fossero sufficienti). ritardo anche mercoledì (ma di “soli 5 minuti”) e stamani di 10 (tra l’altro accumulati fuori dalla stazione di portanuova) +5 necessari a scendere dal treno superaffollato. meno male che domani c’è lo sciopero e io sto a casa.
      c’è, però, un’azione concreta che si può fare. inondare di email l’assessorato ai trasporti alle seguenti email: assessore Bonino (assessore.trasporti@regione.piemonte.it) e Viorel Vigna (del suo staff, viorel.vigna@regione.piemonte.it) nonchè al dirigente trenitalia della DIVISIONE PASSEGGERI REGIONALE, DIREZIONE REGIONALE PIEMONTE Pascal Gregorio (p.gregorio@trenitalia.it). spero che queste feste portino almeno un po’ di riposo e un po’ di fiducia nel futuro. aloha

      • Lara ha detto:

        Non avrei saputo dirlo meglio! La scorsa settimana ho preso il 10005 facendomi scarrozzare fino ad Avigliana (dato che chi ha ideato il nuovo orario ha saggiamente pensato che noi della media valle di quel treno storico potevamo anche farne a meno) e sarà arrivato puntuale un giorno su cinque (senza contare il disastro di venerdì).
        Sinceramente, però, speravo ci fosse più partecipazione da parte dei pendolari per far sentire la nostra voce, invece dopo l’assemblea del 7 la rassegnazione sembra farla da padrona.
        Io scriverei molto volentieri all’assessore Bonino, al suo staff e al dirigente di Trenitalia, ma mi chiedo quanto la mail del singolo cittadino possa essere presa in considerazione mentre se ci fosse un’azione congiunta di tutta la Valle (senza distinzione in alta, media e bassa) il contraccolpo sarebbe di sicuro più incisivo. In una situazione del genere, mi sarei aspettata una reazione più forte e solidale, un bel risveglio di sensibilità civile. Da noi figurati che non è passata neanche una raccolta firme, e nel frattempo attendiamo gli aumenti a gennaio. Mah

  4. lasacco ha detto:

    manda le email. sei una in più. se nessuno inizia, qui siamo nell’immobilità totale (e siamo già alcuni che mandano email). aloha

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