ho lavato la macchina, ha piovuto, sono arrivati i carabinieri

oggi avevo deciso di lavare la macchina. volevo uscire presto di casa perché volevo portarla a borgone, un paese a 20 km dal mio borgo, dove c’è un autolavaggio con le spazzole in microfibra di ultima generazione. peccato che mentre stavo per uscire mi abbia telefonato un collega per chiedermi di preparare ed inviare un documento urgente. così, alla fine, sono uscita tardi e sono arrivata all’autolavaggio 10 minuti prima della chiusura. il ragazzotto incaricato del lavaggio aveva appena chiuso le lance e stava per staccare. naturalmente, poiché non poteva rifiutarsi (non era ancora ora di chiusura) ha iniziato il lavoro, poi ha attivato i rulli e se n’è andato, senza asciugare l’auto alla fine del lavaggio. risultato: con il caldo torrido di mezzo giorno le goccioline di acqua sono evaporate in un amen lasciando bruttissimi aloni biancastri. alquanto innervosita ho deciso di finire il lavoro (rifacendolo in parte), così sulla strada del ritorno mi sono fermata al solito self service e ho ripassato nuovamente l’auto, asciugandola dopo l’ultimo ciclo. non avevo ancora finito che dal cielo sono scese poche gocce d’acqua. ora lo so che una delle legge di murphy dice che non appena finisci di lavare l’auto si metterà a piovere, però speravo di no. e infatti ha smesso… il tempo di arrivare a casa (alcuni chilometri dopo), scaricare l’auto dalla spesa e dal cielo sono scese altre gocce. il classico scroscio poco convinto che si esaurisce subito, che produce solo afa, sporca nuovamente l’auto (e i vetri) e fa ammalare le piante dell’orto. e che ha impedito a me di terminare il lavoro (dovevo ancora finire di lavare l’interno).
armata di calma paziente, sono rimasta in casa, programmando di lavare l’interno non appena avesse smesso. poi un altro imprevisto mi ha fatto rimandare il lavoro, finchè alle 19,30, finalmente, armata di secchio con l’acqua calda e gli straccetti mi sono avviata verso l’auto.
era l’ora di cena, per cui pensavo di non trovare nessuno (ottima cosa se vuoi lavare l’auto in mezzo alla strada). con piacevole sorpresa scopro che i posti a destra dell’auto erano liberi, quindi io avevo lo spazio per muovermi comodamente. poso il secchio, spalanco le portiere e inizio il lavoro. dopo pochi minuti la piazza si è riempita di carabinieri (2 camionette più alcune auto), con giubbotti antiproiettile. sono scesi dai mezzi e hanno riempito la piazzetta girando anche intorno alla mia auto. ora perché i carabinieri erano lì? devo fare un inciso. io abito al borgo (chiomonte, ndr) e da metà giugno, più o meno, le camionette dei carabinieri e i posti di blocco sono all’ordine del giorno. ho imparato a conviverci più o meno (quando mi fermano a mezzanotte con 3 ragazzotti in auto e io stanca morta che non vedo l’ora di andare a letto, in effetti, qualche impropero lo lancio) ma non hanno mai veramente invaso il paese. almeno non fino a qualche giorno fa, quando hanno iniziato a piazzare i posti di blocco itineranti anche in paese. itineranti perché ora sono qui ora sono lì. fermano qualche automobilista ignaro (per lo più villeggiante, che gli abitanti in genere rispondono rudemente e vengono lasciati in pace) e tutti coloro che si avviano verso il campeggio notav sulla riva della dora. ora, per domani è prevista una manifestazione da giaglione a chiomonte. passerà per i sentieri e non toccherà minimamente il paese, però in via precauzionale hanno interdetto alla viabilità la strada che da chiomonte scende verso la dora e porta al campeggio e alla centrale idroelettrica dove c’è il blocco permanente dell forze dell’ordine.
dunque, tornando all’invasione della piazzetta, confesso che sono andata un po’ in paranoia: che dovevo fare? spostarmi nel parcheggio lontano da casa portando su e giù il secchio con l’acqua, facendo ogni volta la passerella davanti a 30 carabinieri in attesa di ordini? oppure dovevo continuare come se niente fosse? intanto alcune decine di paia di occhi mi fissavano, qualcuno telefonava, qualcuno mangiava da una schisetta, molti fumavano. dopo pochi minuti di empasse, mentre continuavo la pulizia dell’auto, ho chiesto a voce alta se dovevo spostare l’auto. un carabiniere che sembrava dirigere l’operazione si è affrettato, gentilmente, a dirmi che non ce n’era assolutamente bisogno e che potevo continuare a svolgere il lavoro come se loro non ci fossero stati.
a quel punto non avevo scelta: ho continuato. intanto 30 e più paia di occhi continuavano a fissarmi, tra di loro parlavano del più e del meno, qualcuno controllava i pochi che si trovavano a passare di lì. io continuavo il mio lavoro ed ero sempre più imbarazzata (anche perché a un certo punto avevo l’ansia di non chinarmi per non mostrare le mie decadenze a siffatti giovinotti, per lo più prestanti). poi alle 20,30 è arrivato il consorte. poco dopo un carabiniere si è avvicinato e timidamente mi ha chiesto se mi poteva dare un consiglio. naturalmente ho acconsentito e lui ha iniziato e dirmi come potevo togliere la riga sulla fiancata che qualche settimana fa qualche simpatico compaesano ha fatto sull’auto. ho chiamato il consorte (che di robe della macchina è lui che se ne intende) ed è iniziata una piacevole conversazione su come togliere la riga (che anche se siete notav ve lo dico lo stesso, che a me la politica non interessa) e poi sul vino della zona. poi la conversazione si è bruscamente interrotta perché è arrivato mio cognato che doveva scaricare l’auto e che era fermo qualche metro avanti per il blocco. sono accorsa per segnalare la cosa e immediatamente l’auto è stata fatta passare ed accostare per le operazioni di scarico.
a quel punto avevo quasi finito e sono salita per cambiare l’acqua del secchio. al ritorno, il posto di blocco non c’era più. io ho finito il lavoro, ho salutato mio cognato che tornava in città e son tornata a casa con un rammarico, alcune riflessioni e una domanda.
mi è dispiaciuto non salutare il carabiniere-carrozziere: era semplice e simpatico, e mi sembrava catapultato in una situazione in cui non era assolutamente a suo agio (arrivava dal sud, come molti altri di loro, ho sentito).
vedendo quei gesti di pseudo normalità (bere, mangiare, telefonare, fumare) in attesa di ordini non decisi da loro da loro, vedendo quei ritmi di calma ma anche di nervosismo, di attesa, di anticipazione e quella voglia di relazioni normali, mi sono chiesta quanti di loro veramente hanno scelto quel lavoro, quanti di loro veramente erano lì perché lo avevano voluto, perché ci credevano e non perché al sud quello era uno dei pochi lavori sicuri, fuori dai circuiti malavitosi.
il carabiniere-carrozziere ci ha apostrofato come notav. come capperi faceva a sapere che ero una notav (visto che ero vestita da lavoro, e l’auto è una lancia delta blu, comprata usata, e senza nessunissimo adesivo)? immagino che lui (e i suoi colleghi) per poter sostenere certe azioni debbano fare ricorso agli stereotipi e spersonalizzare le persone che si trovano ad affrontare. quindi, tutti in questo posto devono essere notav, per loro (peccato che, a partire dal sindaco, la maggiorparte dei miei compaesani sia a favore della Torino-Lione). in questi giorni mi è capitato di parlare con persone diverse, in alcuni casi parlavano dei ragazzi del campeggio notav, sottolineando come fosse piacevole parlare con molti di questi perché hanno ideali e sono colti, basta andare oltre i vestiti e i pirsing: in altre parole basta andare oltre gli stereotipi. ed io, ancora una volta, sono a pensare che l’unica via di dialogo e progresso è provare a vedere da prospettive diverse, provare a superare gli stereotipi e allargare mente e cuore, per andare davvero incontro all’altro che ci parla.

 

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