la cassandra confusa

cassandrason confusa, per questo taccio, in genere. son confusa, per questo non scrivo, in genere. ora però son confusa e parlo e scrivo.
perché non se ne può davvero più e perché davvero non capisco e non mi adeguo più.
son confusa e quindi non scrivo un discorso organico, scrivo come mi viene fuori dal cuore. e vi avverto già: sarà un post lungo (e forse noioso. grazie comunque per essere passati di qui).

partiamo da questa recente protesta, quella detta dei “forconi” (qui per sapere che cosa è).
Ieri sono scesa dalla valle alla città come il solito: treno perfettamente in orario, più vuoto del solito. tragitto stazione-lavoro lungo una via lagrange silenziosa, con i negozi chiusi (siamo sotto natale, cercherò di capire da un mio amico barista i motivi che l’hanno spinto a chiudere. per ora è un grande boh), silenzio quasi irreale per un lunedì cittadino. esco alle 13 per pranzare con un amico: autobus mezzo vuoto, strade percorribili (tragitto piazza valdo fusi-via madama cristina). alle 14,30 ho una riunione in corso ferrucci. esco da via morgari e vado ad aspettare il bus in via valperga caluso: strade per lo più vuote. qualche avventore che con me aspetta l’autobus. consulto il servizio GTT che avverte il passaggio del trami alle 14,28. son le 14,20: decido di aspettare. l’autobus arriva in perfetto orario. esco dalla riunione, una collega mi porta in macchina alla stazione metro di via principi d’acaja: tempo di percorrenza in auto: 5 min. traffico normale. arrivo a porta nuova aspettandomi l’apocalisse: pochissima gente, qualche treno a lunga percorrenza in ritardo, il mio treno già al binario. unico segno di apocalisse: il treno per l’alta valle delle 17,16 parte in orario e arriva in orario (scusate l’inciso ma occorre una piccola spiegazione: da quando c’è il nuovo orario dei treni memo orario – un treno ogni ora per bardonecchia+1 treno ogni ora per susa= un treno ogni mezz’ora che arte per la valle – il treno delle 17,16 è quello più sfortunato di tutti perché è perennemente in ritardo o soppresso).
poi arrivo a casa e sento e leggo notizie che Torino è stata messa a fuoco e fiamme. ora: io credo che ci siano state zone in cui si è concentrata la manifestazione e il disagio (ne ho testimonianze dirette) ma l’immagine che emerge dai media sembra dire che tutta la città sia stata ridotta così.
e allora mi chiedo se sono io che vivo in un mondo parallelo (probabile, sì, lo so, forse dovrei smettere di leggere fantasy, che ormai c’ho un’età che poi son facilmente influenzabile) oppure ormai c’è un modo distorto di dare l’informazione. ora, la mia confusione, non sta neanche tanto nel constatare questo fatto, quanto nell’assistere allibita a discussioni, anche accese, che partono da informazioni superficiali e non verificate.
cioè si fanno le guerre a partire da affermazioni lette di corsa senza nemmeno mettere in dubbio che quello che si è letto o è stato detto sia vero. nessuna verifica, nessun dubbio, si sparano sentenze, giudizi, condanne, basate sul nulla. niente, la capacità di analisi critica è ormai qualità rarissima.
ora motivo di confusione numero 2: leggendo i molti racconti di miei concittadini (qui uno per tutti) mi chiedo: ma perché i militari sono onnipresenti nel mio borgo (cosa che non mi fa assolutamente sentire più sicura – elemento di confusione numero 3), e fermano tutte le mattine, ripeto tutte le mattine, alle 6 del mattino, da 2 anni a questa parte, il mio vicino di casa vignaiolo di professione che tenta di raggiungere le sue vigne per lavorare mentre a Torino ieri manco un blindato davanti a porta nuova? Boh

son tempi tristi: gli italiani (popolo di lagnoni, diciamolo) eleggono degli affaristi qualunquisti incapaci, che fanno leggi che impediscono di far eleggere altri se non affaristi qualunquisti incapaci, e, gli italiani sempre, si lamentano che al governo ci sono affaristi qualunquisti incapaci. ma poi quando hanno la possibilità di eleggere direttamente i loro amministratori, e, quindi, hanno modo di cambiare, eleggono (per lo più, anche se non sempre) persone affariste qualunquiste e incapaci. oppure danno la propria fiducia e il proprio voto a incapaci qualunquisti che se non sono affaristi, lo diventeranno e se non lo diventeranno risulteranno comunque dannose perché incapaci.
chi ci governa, o si candida a governarci, rappresenta (nel senso che ne è l’immagine) il paese. siamo noi che lo mettiamo lì, a governare, siamo noi che glielo permettiamo, e se non lo facciamo direttamente votandoli, lo facciamo attraverso le nostre lagne, il nostro parlare senza impegnarsi, il nostro non rispettare la legalità, anche nei gesti più piccoli.
è questa la realtà a cui devo abituarmi: l’italiano è un popolo in cui esce solo la mediocrità perché la maggioranza è mediocre e chi non lo è,  è comunque complice e ugualmente colpevole perché fa poco o nulla per far emergere l’eccellenza (che c’è, vi assicuro che c’è, porca paletta).
e allora che fai tu, mi chiederete. che faccio io, mi chiedo.
1. cerco di non lagnarmi
2. cerco di indignarmi per le cose vere per cui indignarsi
3. cerco di educare degli eredi a usare sempre il proprio cervello e a non aver paura di andare contro corrente
4. cerco di educare gli eredi alla fatica: nulla arriva per caso, ma perché lo si è faticosamente guadagnato. il successo facile non esiste. quando c’è ha costi altissimi.
e no, non mi posso impegnare in politica perché non ne ho le caratteristiche, purtroppo. non sono una leader, non sono brillante e sagace, ho bisogno di tempo per capire e decidere, e non sempre questo è possibile nella politica.
inoltre sono vecchia. sì, sono vecchia per cambiare. e questa volta lo dico senza il mio solito atteggiamento, ma ci credo proprio. il cambiamento appartiene ai giovani. e già a 30 anni, diciamolo con chiarezza, siamo vecchi. (e non me ne frega dei sociologi che dicono che no, i tempi son dilatati. la realtà è questa: a 30 anni siamo vecchi, nel senso che è già partita la spinta alla ricerca di stabilità e siamo molto meno disposti a sperimentare e a lanciarci nell’ignoto, con leggerezza e un po’ di incoscienza). 

così l’unica cosa che posso fare è tentare di educare gli eredi alla responsabilità civile, all’impegno, al lavoro, nella speranza che loro possano fare qualcosa per questo povero paese, prima dei loro 30 anni.

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