La raccoglitrice di storie (il lavoro che vorrei)

siamo in clima di riforme: Renzi le ha promesse e il governo è impegnato su molteplici fronti. non entro nel merito della bontà o meno di quanto propone il governo, qui ora vorrei solo soffermarmi su un dettaglio che mi coinvolge direttamente.
al numero 29 dei 44 i punti della riforma annunciata per la PA, c’è la proposta di abolire l’iscrizione alle camere di commercio. questo concretamente significa far morire lentamente le camere di commercio, perché si toglie loro la principale forma di sostentamento (il diritto annuale). e, quindi, significa che io potrei essere presto, anzi prestissimo disoccupata (non sono una dipendente ma una collaboratrice di un ente esterno in convenzione con, quindi in regime di tagli il progetto a cui collaboro potrebbe essere fra le prime spese ad essere, ob torto collo, tagliate).
allora ho iniziato a pensare a cosa potrei fare, donna 50enne, sostanzialmente nientologa, in uno stato in cui neanche i 25enni superlaureati e geniali trovano uno straccio di occupazione.
ed ecco il mio lavoro ideale.
io, se potessi, vorrei essere pagata per stare tutto il giorno seduta a un tavolino davanti ad una bar (elegante e raffinato) del centro città ad osservare la gente che passa.
a fissare i volti, ad indovinarne i pensieri, a capire – attraverso il modo in cui cammina – l’occupazione verso cui sta andando.
poi fermerei ogni tanto qualcuno, quelli che più mi sembrano in cerca, in difficoltà, fragili, smarriti. li farei sedere accanto a me al tavolino, offrirei loro tè e pasticcini e mi metterei in ascolto.
e loro inizierebbero a raccontare le loro paure, le preoccupazioni, i problemi, i ricordi, le sperante, … tutte storie bellissime, talvolta tristi, talvolta tenere, tutte vere.
e io accoglierei le storie e le farei mie, condividendo, così, pezzi di solitudini e restituendo speranze. e poi, le persone, libere dalle loro preoccupazioni, si sentirebbero più leggere e inizierebbero a parlare con gli altri avventori, e così il bar si popolerebbe di gente cordiale e festosa, e il bar diventerebbe il punto di ritrovo preferito della città, centro di relazioni e scambi, luogo per stipulare accordi e collaborazioni, luogo di incontri e innamoramenti. e nascerebbero altre storie, che io mi metterei ad ascoltare e accogliere, per custodirle dentro di me.
ecco, se mi pagassero, io vorrei fare la raccoglitrice di storie.

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5 risposte a La raccoglitrice di storie (il lavoro che vorrei)

  1. effesessantasei ha detto:

    E’ quello che faccio. Il bar non è sempre lo stesso. A volte è quello di un hotel, a volte di un aeroporto. Ascolto, raccolgo. Talvolta, le racconto qui.

  2. Per Cristiana ha detto:

    La vita non per scelta o per altro mi ha tolto moltissimo, poi per un periodo mi ha dato tanto.Io vorrei continuare a fare il mio lavoro, o meglio quello che è finito e che potrebbe anche ricominciare collaudare auto meglio Alto prestazionali 540 cavalli ferrari meglio al mattino quando il mondo dorme, e io mamma veloce scorro con un bolide elegante coccoloso, che mi trasporta per le vie del centro di torino, ancora addormentata. In quei momenti all’alba in macchina so che lui èi accanto a me, io lui il silenzio, a cui mi sono dovuta abituare dopo la sua prematura scomparsa. La difficoltà a sopravvivere tutti giorni da mamma sola, e la nostra casa vuota, come una barca abbandonata alla deriva ……….la strada vuota e silenziosa come il mio cuore……….

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