in nome del contenimento della spesa scolastica

ho lasciato passare tutta l’estate prima di scrivere questo post.
non a caso, ma perché volevo che la rabbia sbollisse e volevo cercare di essere il più obiettiva possibile. non credo che il tempo sia servito, molto.

il prologo:
metà mattina di fine maggio. sono al lavoro. suona il cellulare: il numero della scuola media dei miei figli. al telefono la professoressa coordinatrice della classe terza. mi dice che è successa una cosa grave: la professoressa di matematica, per un errore formale indipendente dalla sua volontà, non potrà presenziare all’esame finale. la vicepreside, responsabile del plesso scolastico, ha convocato una riunione con i genitori rappresentante di classe.

il fatto:
la vicepreside ci spiega che le ore della cattedra di matematica della classe terza risultavano vacanti a causa della riduzione di orario per maternità della docente titolare. la supplenza (6 ore complessive) è stata affidata alla professoressa C. che ha accettato, essendo già stata l’insegnante di quella classe il primo anno ed avendo instaurato con i ragazzi un legame positivo di collaborazione e stima. ora, l’incarico termina con la fine della scuola e deve essere rinnovato per le (poche) ore in cui è prevista la presenza dell’insegnante durante l’esame. l’incarico, però, non è attivabile perché la professoressa C. risulta sostituta delle professoressa F., che però, essendo l’insegnante di un’altra terza, sarà fisicamente presente in sede durante i giorni di esame. in pratica il sistema dice: come può C. sostituire F. se F. è regolarmente in servizio?
tutte le ipotesi avanzate per cercare di risolvere il problema (compresa la presenza a titolo gratuito dell’insegnante C.) non possono essere attuabili. non c’è verso di uscire dal paradosso e non possono essere spesi dei soldi in più (neanche se le pagassero direttamente i genitori). risultato: vince la burocrazia e il dictat del contenimento della spesa e l’esame è coperto dalla prof F. (che non conosce i ragazzi minimamente).

epilogo:
i ragazzi si sono diplomati lo stesso.

le considerazioni:
– la burocrazia ha vinto sulla ragionevolezza: l’impotenza di insegnanti e genitori è a mille e la rabbia contro il sistema pure
– la dedizione dell’insegnante, il suo rapporto con gli alunni, la sintonia che si crea nel gruppo classe tra chi ha il compito di educare e accompagnare la crescita (non solo di trasmettere notizie) e i ragazzi non è un parametro che viene tenuto in considerazione. a nessuno frega nulla e non c’è nessun riconoscimento se l’insegnante fa e dà molto. tutti sono pronti a sparare a zero (a parole, che poi nei fatti il sistema si rivela inefficace lo stesso) se l’insegnante fa poco o nulla o è incapace
– i risultati in matematica sono stati in alcuni casi sotto le prestazioni dell’anno, soprattutto per alcune ragazzine: si sa a 13-14 anni l’ansia da prestazione è altissima, e la presenza “amica” e rassicurante della professoressa che ti conosce e che stimi, con cui hai una relazione autentica, può essere importante. ma tant’è, è stata la loro prima prova d’esame e non sarà l’ultima. cresceranno. diventeranno più forti e impareranno (forse) a gestirsi l’ansia a suon di situazioni analoghe
– la spesa prevista per la presenza della professoressa sarebbe stata nell’ordine di un centinaio di euro, o poco più. meno del costo del cellulare di uno qualsiasi dei suoi studenti

le domande (probabilmente inutili):
– perché la scuola si è accorta solo al momento dell’inserimento dei dati del problema?
– perché il “sistema” blocca e frena continuamente gli insegnanti (e non sono pochi) che amano il loro lavoro e lo fanno con passione e dedizione?
– perché siamo così stolti da non capire che non serve l’università per tutti, ma servono scuole dell’obbligo e insegnanti che davvero possano fare il loro mestiere educativo con mezzi e strumenti adeguati, in strutture non fatiscenti per sostenere la crescita dei ragazzi non solo dal punto di vista cognitivo, ma soprattutto come nuovi cittadini responsabili e educati all’impegno civile e alla legalità?
– perché quando parliamo di riforma scolastica ci riempiamo la bocca con parole come contenere la spesa, togliamo privilegi (quali?) agli insegnanti, rendiamo la scuola più moderna, e così via, ma non ci facciamo guidare dalla semplice domanda: che cittadini vogliamo far crescere? e adeguiamo la scuola di conseguenza?

in ultimo un doveroso ringraziamento alla professoressa C.: grazie per aver creduto nei ragazzi, grazie per averli sostenuti anche fuori dai suoi “doveri istituzionali”, grazie di aver voluto essere la loro professoressa anche se l’incarico era solo di 6 ore (e il “costo” dell’incarico era decisamente maggiore della sua contropartita monetaria), grazie per esserci stata.

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