OrtoInPentola: il piacere è nei sapori semplici

Il 2017 è l’anno della svolta, dicono gli astri e chi mi conosce.
Nuovi progetti, nuove sfide, nuove opportunità!

E la prima sfida del nuovo anno è la nascita di OrtoInPentola, il mio nuovo blog di cucina.

Ortoinpentola

Molte saranno le ricette che da questo blog saranno spostate sul nuovo, dove troveranno una veste grafica e uno spazio adeguato per mettere in luce il loro valore.

Grazie fin da ora a chi mi seguirà in questa nuova avventura!

Che la tavola sia imbandita: io aggiungo un posto a tavola e ti aspetto! 😉

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Un altro oggi

il tempo scorre in avanti e non torna, fregandosene della volontà delle persone.
cioè, tu stai lì a guardarti allo specchio, hai 15 anni e ti chiedi perché non hai i capelli ricci, o la vita più stretta, o la pelle più chiara/scura/liscia/luminosa/sacosaltro …e all’improvviso nello specchio compare lo stesso volto, gli stessi occhi sorridenti e maliziosi ma con i capelli bianchi e le rughe d’espressione (le orribili rughe intorno alla bocca e agli occhi, che nessuna crema ti farà mai più andare via, mmm e se provassi con lo stucco?)
e non c’è proprio verso di capire come c’è arrivato questo secondo volto allo specchio.
perché se vivi giorno per giorno, attimo per attimo, pienamente, la vita scorre velocemente e ti ritrovi con un corpo che non corrisponde alla immagine mentale che hai di te, e neanche all’età che ti senti.
e all’improvviso tutti ti fanno gli auguri per un compleanno che a 15 anni ti immaginavi lontanissimo, chiedendoti che cosa avresti fatto e vissuto e dove saresti stata, e mai mai saresti riuscita ad immaginarti come sei ora, di nuovo all’inizio di una vita, di nuovo in rinascita, di nuovo in cambiamento.
e ti chiedi se, potendo tornare indietro, rifaresti tutte le scelte che hai fatto.
domanda inutile e sciocca. l’unica è guardare all’oggi, consapevole che ogni giorno tenti di dare (e di fare) il meglio che puoi.
oggi, il presente
perché il tempo scorre in avanti e non torna.
così va la vita.

(se mi sentisse Bill Pilgrim, ovviamente, contesterebbe, questa mia affermazione, ma al momento nessun tralfamadoriano si è preso la briga di farmi cambiare idea sul tempo).
so it goes

 

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Mi hanno bucato l’account/episodio 2: sarà una vendetta?

già, così ieri, mentre ero in giro per acquisti e non avevo accesso al desktop, dal mio account di facebook è di nuovo partito l’invito per la truffa dei rayban.
subito molti me l’hanno segnalato, tanto che il mio smartphone e il mio tablet si sono riempiti di iconcine tonde con facce e avatar sorridenti (sì, uso messanger ma, non ostante questo, talvolta mi perdo dei messaggi lo stesso, scusa Monica, ;D).
forse qualcuno mi avrà considerata una cialtrona e si sarà disiscritto (non so, confesso non ho controllato), qualcuno, invece, ha accettato l’invito alla truffa. di fatto mi è salito lo sconforto.
ma come?, ho pensato, ho tolto tutte le applicazioni collegate, ho disattivato la piattaforma, ho installato un nuovo antivirus in ogni device (rallentandone la velocità, ma per la sicurezza si accetta di tutto) … ho cambiato la password … ho cambiato la password????? ecco, no, in effetti odio le password e fatico a ricordarmele, così ho pensato che fosse sufficiente tutto il resto.
non lo è stato. ieri per la seconda volta, nuovo attacco ai danni dei miei contatti.
che poi questo virus su Fb è peggio di quelli per email, perché per email ti accorgi subito che è una truffa. qui no, qui ti sembra proprio credibile che qualcuno ti inviti a un evento. a volte anche con insistenza.
tra l’altro una mia amica ha provato a tranquillizzarmi dicendomi che non capitava per più di una volta. grazie davvero Enrica, apprezzo il tuo tentativo di tirarmi su il morale, ma questa era già la seconda volta, in 3 giorni 😦
ripensando alla mia attività su fb nei 2 giorni scorsi, ho effettivamente notato la comparsa ricorrente del post sponsorizzato nella mia home, evento proposto da diversi organizzatori. ogni volta ho segnalato diligentemente l’evento al sig. facebook che ogni volta mi ha ringraziato cortesemente. poi è partito dal mio account nuovamente l’invito truffa.
confesso che ho pensato a un GOMPLOTTO per minare la mia credibilità! oppure a una vendetta: ok, tu ci segnali e noi ti buchiamo l’account, spediamo l’invito al nostro evento così tu diventi parte dell’organizzazione e sarà difficile dimostrare che non sei stata tu, argh argh argh.
ehm, forse leggo troppi libri di spionaggio…
comunque, ho nuovamente fatto pulizia (anche se ormai era tutto pulito), ho svuotato la cache del browser, ho pulito tutti i dati delle app, ho fatto qualche altro rito magico (accendendo le candele profumate) e, perciò, se arrivano altri inviti del genere da me, non mi rimarrà che chiudere l’account.
da quest’esperienza, però, mi rimangono 2 dubbi:
1. se mai deciderò di organizzare eventi come farò ad invitare i miei contatti senza che questi la prendano come truffa?
ma sopratutto
2 come cappero fanno questi a mandare millemila inviti tutti in una volta, che io, le pochissime volte che ho invitato qualcuno agli eventi di civilMente ho dovuto fare a manina uno per uno (che poi dopo un po’, rinunciavo pure)?
quindi, in chiusura un APPELLO:
HACKER che hai programmato il malware per invitate tutti i contatti in modo automatico, per cortesia mi faresti una lezioncina e mi passeresti il programma, che in futuro potrei averne di bisogno? ;D
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In memoria dei desaparecidos

Per non dimenticare. Perché solo ricordando (forse) possiamo non replicare l’orrore

Sotto il cielo delle Ande

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Dietro alla cattedrale di Córdoba c’è un luogo che nella sua nudità contiene storie quasi intollerabili. È il Museo de la memoria, istituito nei locali usati negli anni Settanta dal dipartimento di spionaggio della polizia per imprigionare e torturare decine di migliaia di oppositori politici poi spariti nel nulla. Il centro è un labirinto di celle e minuscoli cortili in cui i detenuti erano costretti a circolare bendati. Solo il suono delle campane della cattedrale ha consentito ai pochi sopravvissuti di riconoscere il luogo.

Il centro è rimasto com’era, con i muri scrostati e la squallida scrivania usata per gli interrogatori. Cammino da una cella all’altra in punta di piedi, come in chiesa, consapevole di muovermi in uno spazio reso sacro dal dolore delle vittime e dei loro familiari. Le foto dei desaparecidos  alle pareti mostrano i volti di persone giovani, a volte giovanissime: studenti, insegnanti, operai, sindacalisti, famiglie intere portate via di…

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l’orgoglio del dietro

sono presidente ad honorem della fondazione «Segretarie di tutto il mondo unitevi». scopo della fondazione è sviluppare l’orgoglio professionale e diffonderne la cultura organizzativa.
la professione della segretaria è l’emblema delle «professioni del dietro».
attenzione ai dettagli,  cura dei particolari, gestione delle emergenze,  pianificazione e organizzazione, conoscenza avanzata dei software per l’elaborazione testi e fogli di calcolo, gestione dei rapporti istituzionali .
una brava segretaria deve saper fare molte cose diverse tra loro, tutte, possibilmente, con il sorriso, la gentilezza e molta molta professionalità.
e, se una segretaria fa bene il suo lavoro, il suo lavoro è invisibile e, come tutti i lavori invisibili, è solitamente pagato poco e disprezzato. fino a quando viene a mancare oppure la brava segretaria va in pensione.
molti altri sono i lavori invisibili: il lavoro di editing (per non parlare della correzione bozze), i lavori di cura, i lavori di pulizia e manutenzione, …: sono certa che la lista sia molto lunga. sono tutti quei lavori che implicano un lavoro “dietro”, un lavoro di preparazione, di cura; un lavoro di servizio; un lavoro che possa permettere agli altri di stare meglio, di fare meglio il proprio lavoro.
i lavori invisibili si vedono solo quando mancano o vengono fatti male,  appunto. e solitamente vengono fatti male quando chi li svolge non percepisce l’importanza di quello che sta facendo (e/o il mondo intorno non ne riconosce l’importanza).
e allora voglio lanciare un appello: o voi tutti lavoratori “del dietro” unitevi a me nel rilanciare l’orgoglio professionale e rivendicare la nostra indispensabilità.
e se non ci servirà ad avere un aumento si stipendio, almeno ci servirà a sentirci un po’ più utili.

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#cassandrate 14: controllori trenitalia nell’era digitale

ho l’abbonamento annuale-oltre 900 euro, per intenderci -, caricato sulla tessera digitale BIP.
il controllore mi chiede di esibire la ricevuta cartacea, non ostante abbia con sé il lettore delle tessere.
quando io mi mostro perplessa e chiedo come mai, lui mi dice, in tono stizzito, che i pendolari trenitalia sono costretti ad avere con sé la ricevuta cartacea, che la tessera BIP è frutto di un accordo GTT  e lui non è dipendente GTT.
sto giocando a ruzzle e non ho voglia di perdere la partita in corso, così cerco velocemente tra i documenti e- per fortuna- trovo la copia della ricevuta. evito di discutere, ma ho una grande rabbia dentro. e non posso fare a meno di pensare che o il controllore è pigro e non ha voglia di attivare il lettore, o non ne è capace oppure vuol far applicare una regola transitoria che a più di due anni dalla messa a punto del sistema dovrebbe essere superata.
questo paese non uscirà mai dal pantano in cui è infilato: sono in troppi a agire come il controllore.
e poi pianifichiamo le smart city in nome della social innovation …. ma di che parliamo?

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#cassandrate 13: stilisti che odiano le donne

ho sempre pensato che l’obiettivo degli stilisti fosse valorizzare la bellezza femminile fino a quando sono comparsi i pantaloni a vita bassa.
carni flaccide strizzate che strabordano da stoffe aderenti senza potersi nascondere, culi pelosi che si mostrano impietosamente, mutande e boxer dalle fantasie improbabili.
c’è da dire, però, che sono democratici: rendono orribili sia giovani sia vecchie, sia ricche sia povere e fanno sembrare panciute anche molte delle più belle.
e non risparmiano neppure i maschi, diventando strumento per le pari opportunità.

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portatrice sana di #solocosebelle

solenella società della comunicazione, dove migliaia di informazioni vengono fornite ad un ritmo impressionante, sembra che possano fare notizia sole le cose brutte: gli atti umani più efferati, i pettegolezzi malevoli, le sciagure – naturali o meno. e così tutti a fare a gara a mostrare sangue, morte, distruzione; a mostrare la cattiveria e la stupidità umane in tutte le loro forme.
da tempo ho smesso di guardare regolarmente la tv e di leggere sistematicamente i giornali. anche internet lo uso poco per informarmi sull’attualità. vivo nell’ignoranza mediatica, cercando di costruire nel mio quotidiano un angolino di umanità, distribuendo sorrisi ed attenzioni (non sempre mi riesce, ma tant’è).
però oggi ho preso una decisione. basta, mi sono stancata della sola resistenza passiva e
aderisco alla campagna  #solocosebelle. in pratica mi impegno, d’ora in poi, a divulgare il più possibile tutte le iniziative positive, di solidarietà attiva, di reciprocità e gratuità fra le persone di cui verrò a conoscenza.
insomma, spammerò #solocosebelle, lasciando gli orrori ai menagrami di professione.

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25 novembre 2034

una volta, il 25 novembre era la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. in quel giorno, sulle prime pagine dei giornali, nelle trasmissioni televisive e in ogni dove sul web venivano proiettate immagini di donne violentate, livide di botte, sfigurate dall’acido, donne colpite dalla violenza maschile in ogni parte del mondo. in quel giorno si alzavano a gran coro le voci di chi diceva che era ora di far smettere la barbarie, unite al coro di chi protestava che non serviva far vedere volti tumefatti ma occorreva reagire. il 25 novembre si faceva un gran rumore.
poi il 26 le voci diminuivano e dal 27 in avanti rimaneva solo qualche dichiarazione sparsa, poco ascoltata, isolata. continuavano, invece, le violenze e le donne continuavano a essere sole nella lotta quotidiana contro gli abusi grandi o piccoli di ogni giorno, a fare i conti con gli stipendi inferiori, le minori possibilità di accesso ai posti di comando, a dovere cercare di conciliare le cure famigliari con i ritmi di lavoro, a subire umiliazioni più o meno grandi, a fare i conti con il luogo in cui si nasce. donne sole, vittime o meno, ma sole, nella rabbia e nell’impotenza.
ma nel silenzio, giorno dopo giorno, sempre più crescevano donne consapevoli del proprio valore, fiduciose della propria forza, donne che senza rinunciare alla propria femminilità, né al proprio modo di essere, sono cresciute libere dai sensi di colpa, orgogliose delle proprie idee e della propria diversità. donne che hanno iniziato a muoversi nel mondo senza autolimitarsi, che hanno considerato la loro maternità un punto di forza e non una limitazione, che hanno imposto visioni e modelli organizzativi che hanno permesso di cambiare i tempi di lavoro e i modelli di carriera. donne generatrici di vita e portatrici di gioia, che hanno saputo difendersi e difendere, che hanno saputo creare e sconfiggere.
e poi queste donne hanno alzato lo sguardo e hanno visto che erano in tante e si sono unite e hanno coinvolto gli uomini e hanno rivoluzionato il mondo e non c’è stato più scampo per la violenza.
perché donne e uomini si sono uniti per creare un ordine sociale basato sul rispetto per le diversità, fonti di ricchezza e crescita e non di divisione.
e la giornata del 25 novembre è diventata una giornata normale, in cui si festeggia la vita, come ogni giorno.

ecco, cosa mi piacerebbe leggere, il 25 novembre di un futuro non tanto lontano. e mentre leggo tante voci sul 25 novembre, segnalo una bellissima iniziativa di sensibilizzazione di un gruppo di studenti di Pinerolo  che, concretamente, agiscono

Invito evento25 nov vero

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La soluzione finale (a proposito di immigrazione)

è un periodo che cerco di leggere poco i giornali e di non guardare per nulla la tv. anche il web lo frequento poco: sono troppo presa dalla rl (real life, ndt) e se proprio ho del tempo libero e non mi addormento preferisco leggere. purtroppo, però, ogni tanto mi capita di intercettare qualche notizia o di vedere qualche stralcio di tv (tipicamente trasmissioni a contenuto politico che piacciono al consorte). e il tema che intercetto in questi giorni è unico: basta immigrati.
gli immigrati sono accusati di ogni cosa, in primis rubare il lavoro ai poveri giovani italiani che, a causa loro, sono disoccupati.
ecco, dopo un primo travaso di bile (tutti i dati smentiscono le varie affermazioni a proposito di invasione eccetera eccetera) ci ho pensato, lucidamente, serenamente.
e sono giunta a una conclusione: via tutti gli immigrati, ecco.
ma poiché sono integralista, dico via tutti gli immigrati fin dalla x generazione, cioè pure i figli di figli di figli di immigrati tornino a casa loro. I magrebini in magreb, i veneti in veneto, i piemontesi in piemonte, i siciliani in sicilia, … permettendo agli italiani all’estero di tornare (nota: sempre a patto che gli italiani all’estero vogliano tornare, – per periodi più lunghi delle vacanze – cosa di cui dubito seriamente) … naturalmente dovranno anche sparire i prodotti non originari dell’italia: quindi le patate e i pomodori in america, le spezie in oriente, e così via.
forse, finalmente, il problema si risolve: l’italia (a tasso demografico sotto zero) finalmente si spopola e diventa terra di conquista. rimarranno solo vecchi abbandonati (le badanti rumene&co, saranno tornate a casa loro), giovani attaccati al loro iphone ad ascoltare la musica, senza specializzazione e senza aspirazioni (che così li stiamo crescendo nella maggiorparte dei casi) nessuno più a  raccogliere pomodori, a lavorare nelle fonderie, a fare gli infermieri, a lavorare nei mercati, … solo per fare qualche piccolo esempio.
così, forse, si potrà ripartire da zero per provare a costruire una cultura basata sulla accoglienza e la comprensione delle diversità, cultori di quel meticciato che ci ha resi grandi nel mondo e che ci ha contraddistinto nei secoli.
NB: che poi, diciamolo, se l’homo sapiens fosse stato a casa sua, in Africa, non ci troveremmo in questa situazione, per dire ;D

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